Bagnolo San Vito

Testimonianze importanti dell'insediamento etrusco sono i ritrovamenti archeologici in località Forcello di San Biagio, attualmente conservati presso l'antiquarium comunale, esclusivamente per lo studio e la catalogazione da parte degli studiosi. Per il periodo medioevale il documento storico più significativo ancora visibile è conservato presso l'archivio storico diocesano di Mantova.

Anticamente l'abitato era localizzato su un dosso a circa 18 m. sul livello del mare circondato in gran parte dall'acqua del Mincio. la popolazione in quel periodo si dedicava prevalentemente all'agricoltura, all'artigianato, alla caccia, alla pesca e all'allevamento di ovini e suini. Nell' XI secolo il territorio fu conquistato dal casato dei Canossa, e in quel periodo i monaci benedettini iniziarono la bonifica delle paludi. Nel secolo successivo la zona passò alla Curia vescovile ed in seguito ai Bonacolsi e ai Gonzaga seguendo così le vicende della corte di Mantova. Dal XVIII secolo il dominio austriaco si alternò per ben tre volte a quello napoleonico. Finalmente nel 1866 il comune rientrò nei territori sottoposti al processo di unificazione d'Italia.

Data da ricordare resta il 10 ottobre 1868 per la spaventosa inondazione del Po e dei suoi affluenti, che costrinse molti bagnolesi a trasferirsi nel vicino comune di Roncoferraro. Il 23 aprile 1945 la 10° divisione da montagna americana effettuò il 1° attraversamento del Po a Correggio Micheli in territorio bagnolese. Al 1946 risale il 1° consiglio comunale dell'italia repubblicana.

Borgo Virgilio

La compagine territoriale di Virgilio fu istituita nella Lombardia austriaca del 1784, con il nome di Quattroville, quale ente locale rappresentativo delle comunità ex mantovane di Bellaguarda, Cerese, Parenza e Pietole, in seguito divenuto comune. Con referendum popolare consultivo è stata accolta la proposta di fusione con il comune di Borgoforte. Con la stessa consultazione referendaria i cittadini dei due comuni hanno scelto la nuova denominazione: Borgo Virgilio. Il Consiglio della Regione Lombardia, nel 2014, ha votato favorevolmente per la fusione.

Curtatone

Gli Etruschi prima ed i Romani poi, ebbero un ruolo fondamentale nella formazione del tessuto urbano; tuttavia bisogna attendere il Medioevo per attribuire a Curtatone un
posto nella Storia. La città - fortezza di Mantova, protetta su tre lati dal fiume Mincio, completava la propria difesa sul quarto lato verso il comune di Curtatone con un ingegnoso e complesso sistema fortificato costituito da castelli e fortilizi. Dell'articolato sistema difensivo del Serraglio fecero parte Curtatone, con il suo castello, Montanara, con le tre "rocchette" e Buscoldo con il castello e due torri. ll Serraglio costituì un'ottima retroguardia difensiva sin dal Medioevo e fu determinante per garantire sostentamento e protezione ai Gonzaga signori di Mantova dal XIV al XVII secolo. I territori di Curtatone e Montanara furono teatro di aspre lotte che coinvolsero, oltre al casato virgiliano, anche i Visconti, gli Este e i della Scala in alleanze strette con il Papato e l’Impero. Proprio a Francesco I Gonzaga, 4° capitano di Mantova, si deve la costruzione dell’ormai famoso Santuario delle Grazie.


La gloriosa battaglia


Le vicende della prima guerra d'Indipendenza nazionale hanno legato i nomi e i luoghi di Curtatone alla battaglia combattuta il 29 maggio 1848 tra l'esercito austriaco, che occupava militarmente gran parte dell'Italia (comprese le città fortezza del quadrilatero di Mantova, Verona, Peschiera, Legnago) e il corpo di spedizione Tosco-napoletano, costituito in tutto da 5000 uomini, messo a difesa dello schieramento destro dell'esercito piemontese sotto la fortezza di Mantova tra
Curtatone, Montanara e San Silvestro. Insieme a loro, si unì il battaglione universitario Toscano detto degli "scolari" costituito da circa 350 studenti al comando dei loro professori. La mattina del 29 maggio l'armata austriaca uscì dalla fortezza di Mantova, forte di 30.000 uomini al comando del Generale Radetzky deciso a spostare l'esile linea toscana e piombare sull'esercito piemontese a Goito, prendendolo alle spalle. L'artiglieria austriaca scatena la sua massa di fuoco mentre quella italiana è pressoché inesistente. Le colonne austro-ungariche, agli Angeli si dividono; una prosegue per il ponte sull'Osone in Curtatone, la seconda prende la strada dell'Eremo per attaccare Montanara e la terza, in appoggio, è destinata ad occupare Buscoldo.

E’ una manovra a tenaglia che nei progetti doveva essere rapidissima, data anche la disponibilità di forze degli armamenti. Radetzy fu, però, costretto ad un improvviso ed accanitissimo combattimento che durerà tutto il giorno. Al tramonto, i Toscani, circondati, furono costretti alla ritirata. Le perdite furono gravissime da ambo le parti. La tenace resistenza toscana di quel giorno, unita al coraggio e all’ardore degli “scolari”, totalmente inesperti in fatto militare, ritardò l’esecuzione del piano di Radetzky vanificando la sorpresa austriaca e permise all’esercito piemontese di Carlo Alberto di vincere il 30 maggio a Goito ed espugnare la fortezza di Peschiera.
A ricordo del mirabile fatto d’armi del 1848 furono eretti due monumenti: il monumento ossario a Montanara nel cui zoccolo sta scritto “Ai morti per l’indipendenza d’Italia nella battaglia del 29 maggio 1848” e il monumento ai Caduti della Battaglia a Curtatone, all’incrocio dei “4 Venti”
dedicato a tutti gli studenti morti dal 1848 al 1945. Ogni anno in queste due località si tengono solenni cerimonie commemorative della Battaglia del 1848 con la partecipazione delle Università Toscane e dell’Associazione Battaglione Universitario Curtatone e Montanara che ha sede presso l’Università di Bologna.

Moglia

Il Comune di Moglia ha due centri abitati: Moglia e Bondanello. Moglia capoluogo compare per la prima volta in due documenti del 20 febbraio 1337: sono concessioni di pezze di terra date in feudo onorifico da Luigi Gonzaga, primo capitano di Mantova, a certi Paolo Scopa Nigra e Pietrobono delle Navi. Le carte dei Gonzaga ritornano a menzionare Moglia negli anni 1364, 1370 e 1392, allorquando gli abati di San Benedetto, investendo i Signori di Mantova delle terre della Regona o Regula Padi, citano tra le altre località il villaggio di Moglia con il suo territorio. Verosimilmente le investiture erano limitate alla parte occidentale dell'attuale circoscrizione comunale, perché la parte orientale (Bondanello, Trivellano, Gaidella, Mortizzo) era un bene dei monaci polironiani. Le origini di Bondanello sono più antiche: era già esistente nel 1193, quando l'imperatore Enrico IV, nel confermare le donazioni canossiane al monastero di San Benedetto cita i rincos de Bondignolo con preciso riferimento ad un insediamento umano. La più antica rappresentazione cartografica del territorio mogliese è contenuta in un'incisione settecentesca del Visi, ricavata da una mappa alla fine del '400. Anticamente Moglia e Bondanello erano parte del territorio di Gonzaga. E' stato il decreto reale 5 novembre 1876 a sancire, con decorrenza 1 febbraio 1877, l'istituzione in Comune autonomo delle due frazioni. Entrambi i centri abitati sono privi di una parte storica. Gli unici edifici importanti sono le due chiese parrocchiali ed il Teatro Italia a Bondanello. Le più importanti testimonianze del passato si trovano nella campagna: sono la Galvagnina Vecchia e la Gaidella, ridotte, però, per azione del tempo e per incuria degli uomini, in uno stato di conservazione molto precario.

Rodigo

Lo stemma del Comune, raffigurante una ruota, risale all'epoca in cui Rodigo era Contea (1479-1587): esso riportava il motto Rotat Omnia Secum. Nel paese di Rodigo si trovano diversi palazzi e ville di un certo pregio. La maggior parte di esse risale al secolo scorso o all’inizio del ‘900; la più antica, Villa Balestra, è datata fra fine Cinquecento e primo Seicento. La torre dell’orologio, di epoca sicuramente precedente, è tutto quel che resta di un castello che ne possedeva quattro, ai quattro angoli delle mura di cinta. Del ‘700 è la bella chiesa di S. Maria delle Rose. La palazzina centrale dell’Istituto Geriatrico Intercomunale è del secolo scorso, così come l’edificio municipale; sono del primo Novecento le eleganti scuole elementari e altre prestigiose ville. Sparse su tutto il territorio sorgono Ville e Corti agricole di notevoli dimensioni. Di alcune corti si ha testimonianza già nel tardo Medioevo, ma è probabile che siano ancora più antiche: corte Samafeia, corte Retenago, corte Fornace, corte Camerlenga, corte Sette Frati. Il territorio comunale di Rodigo costituiva, quasi sicuramente, un antico avamposto romano sulla via Postumia, da cui è sfiorato. L'intero territorio divenne dominio dei Gonzaga nel 1432 e dal 1479 fu elevato al rango di Contea indipendente dal Marchesato di Mantova. Nel 1630 Rodigo venne assalito dai Lanzichenecchi che, colpirono pesantemente l'abitato, distruggendo anche il castello. Nel 1708, come conseguenza della caduta del duca Ferdinando Gonzaga, il comune entrò a far parte dell'impero austriaco. In seguito a rovinose battaglie passò, quindi, ai francesi (1796) per poi tornare all'Austria nel 1814. Nel 1859 Rodigo passò all'Italia, annesso alla provincia di Cremona, pur restando a far parte della diocesi di Mantova. Soltanto nel 1866 si riunì definitivamente a Mantova italiana.

Roncoferraro

Il 14 novembre 1088 è stipulato in Mantova tra la contessa Matilde di Canossa, e il vescovo Ubaldo un atto di cessione della corte di Barbasso comprendente le ville di Carzedole (Villa Garibaldi), Roncoferraro, San Martino e Governolo. Negli anni precedenti abbiamo notizie relative a Nosedole (nel 907), Governolo, Casale e Poletto (nel 1007), Barbasso (nel 1037), Carzedole e Garolda (nel 1056), Pontemerlano (nel 1067). A seguito dell’atto del 1088 la curia vescovile diventa proprietaria di gran parte dell’attuale territorio comunale. A partire dal secolo XIII, grazie ad investiture, vendite e donazioni, il territorio passa alle potenti famiglie mantovane, con il conseguente frazionamento della proprietà agricola in importanti fondi. I Gonzaga acquisteranno ampie zone del comune. Un castello sorgeva nello stesso luogo dove sorge ora il Municipio, all’incrocio tra l’antica via romana ad Padum, che conduceva da Mantova ad Ostiglia, e la strada che si collega a Castel d’Ario. La fortezza è demolita a partire dal 1717 così da ricavare materiale per la costruzione della fortezza di Cittadella. Il castello a pianta quadrata, con torri angolari, torre d’ingresso, e due fabbricati interni, era circondato da un doppio fossato, interrato nel 1921.

San Benedetto Po

Intorno all’anno Mille venne edificato un nuovo monastero dal conte Tedaldo di Canossa, nonno di Matilde di Canossa per mezzo della quale San Bendetto Po conobbe un periodo felice e ricco di imprese culturali, artistiche ed economiche. Nel 1077 per volere di Papa Gregorio VII, che lo aveva ricevuto in dono dalla Marchesa, l’abbazia viene riformata da Cluny. Il patrimonio artistico della chiesa abbaziale, oggi parrocchiale, è ciò che si è salvato dalle invasioni francesi e austriache. Troviamo all’interno della Basilica di S. Benedetto, riedificata nell’attuale forma da Giulio Romano, numerosi affreschi della scuola giugliesca oltre ad opere realizzate da quegli artisti che soggiornarono nel complesso monastico tra il ‘400 e il ‘700. Qui è collocata la tomba di Matilde di Canossa, le cui spoglie furono traslate a Roma nel XVII° sec. Notevole, inoltre, l’affresco del Correggio all’interno del Refettorio. Nel territorio circostante sono di particolare interesse le corti monastiche: la corte S. Biagio, la corte di Brede, la corte di Mirasole, la corte Bonifacia, la corte Bugno Martino, la corte di Zovo, la corte Crema, la corte Vedova, la corte Bardella e la corte Gonfo. Altro edificio interessante nei dintorni è chiesa romanica di S. Maria di Valverde che risale all'XI° sec.